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martedì 27 novembre 2012

RECENSIONE
The Kane Chronicles. La piramide rossa,
di Rick Riordan



The Kane Chronicles. La piramide rossa
Rick Riordan

Editore: Mondadori
Pagine: 483, rilegato
Prezzo: 17,00 €

LA TRAMA

Dalla morte della madre, Carter è costretto a seguire in giro per il mondo il padre Julius, egittologo, e a vivere separato dalla sorella Sadie. Ai Kane sono concessi solo due giorni all'anno da trascorrere insieme, e durante uno di questi Julius decide di portare i figli al British Museum. Ma qualcosa va storto. Julius evoca una misteriosa figura. Un attimo dopo c'è una violenta esplosione e l'uomo scompare. Carter e Sadie si trovano ad affrontare una verità inattesa e sconvolgente: gli dei dell'Antico Egitto si stanno svegliando e il peggiore di tutti, Set, ha in mente uno spaventoso progetto di caos e distruzione a livello planetario. Per salvare il padre, i due fratelli cominciano un frenetico viaggio tra Londra, il Cairo, Parigi e gli Stati Uniti, un viaggio che li porterà vicini alla verità sulla loro famiglia e sui suoi legami con la Casa della Vita, una società segreta che risale al tempo dei faraoni. Sempre più increduli, sempre più coinvolti, sempre più in pericolo, scopriranno che spesso l'apparenza inganna...


LA RECENSIONE

Premetto che questo è il primo libro che leggo di Rick Riordan. Nonostante l'estremo successo della saga di Percy Jackson, di cui ho peraltro visto il film, non mi sono mai convinta a leggerne i romanzi. Un po' perché la mitologia greca non è tra le mie preferite, un po' perché l'ho sempre associato, come target di riferimento, a Spiderwick o simili, bollandolo come potenzialmente piacevole ma non abbastanza articolato da risultare accattivante.
Con l'uscita di The Kane Chronicles il mio interesse si è improvvisamente acceso. La mitologia egizia è sempre stata un mio pallino (tanto che da ragazzina mi leggevo i saggi di Christian Jaq sulla vita nell'Antico Egitto!) e poi l'idea di iniziare una nuova saga, ora che tutte quelle a cui ero più legata sono già terminate o in fase di conclusione, mi ha intrigato.
Spinta dall'entusiasmo ho acquistato anche il primo volume di Percy Jackson, incentivata dall'edizione economica e invogliata dalle lodi degli utenti di aNobii.

Leggendo La piramide rossa, però, tutti i miei dubbi iniziali hanno subito trovato riscontro.
Rick Riordan scrive bene ma risulta subito evidente (addirittura fin dalle prime righe) che scrive "per il cinema". La scrittura cinematografica può essere un pregio - e infatti Riordan ha successo proprio per la sua sintassi incalzante e per i dialoghi strampalati tipici da film per ragazzi - ma in troppi punti la trama lascia eccessivo spazio allo stile perdendo un po' di contenuti.
Di fatto la storia si compone di un'ininterrotta sequenza di scene d'azione, in cui si alternano inseguimenti, pericoli mortali, "mostroni" e fughe rocambolesche, lasciando poco spazio a quelli che sono i contenuti un po' più profondi.
Già dalla prima pagina entriamo infatti nel vivo del racconto, saltando completamente introduzioni storiche e presentazione dei protagonisti. Il primo capitolo si apre su un mistero già avviato e su una ragnatela fittissima di pericoli, segreti e avventure pregresse. Un inizio pensato ad hoc per i ragazzi a cui il libro è effettivamente rivolto, ideale per non annoiare e per cominciare subito a ritmo sostenuto.
È solo tra un pericolo e l'altro che i due protagonisti avranno l'occasione di conoscere, assieme a noi, un po' di più la mitologia egizia e di trovare il bandolo di quella matassa che è, a tutti gli effetti, la trama.
Di fatto però questi momenti sono troppo brevi, rubati all'eccessiva schizofrenia degli eventi e mai completamente soddisfacenti.
Sono forse i sogni dei due protagonisti a permetterci un po' di più di comporre il puzzle della storia: attraverso i sogni, vissuti come veri e propri viaggi nel tempo e nello spazio, i due fratelli acquisiscono una maggiore consapevolezza non solo della loro avventura e dei pericoli ad essa associati, ma anche di se stessi e del significato delle loro vite.

Nel complesso l'idea è buona, soprattutto se consideriamo che, come era successo per Percy Jackson, questi romanzi sono un ottimo modo per avvicinare i ragazzi alla storia ed alla mitologia.
Per un pubblico adulto rimane l'incognita di un linguaggio che a volte appare troppo farsesco e persino un po' ingenuo.
Non è per fare il solito paragone ormai inflazionato con autori come J.K. Rowling o Diana Wynne Jones, ma di autori capaci di scrivere storie veramente valide sia per ragazzi che per adulti ce ne sono davvero pochi.
Chissà che leggendo Percy Jackson - in attesa sulla mia libreria - non cambi un pochino idea su Rick Riordan...
Per ora posso solo dire che è un autore molto intelligente e soprattutto molto fortunato. Per associarlo ai due nomi precedenti, però, c'è ancora tempo.




giovedì 22 novembre 2012

RECENSIONE
Eterna, di Victoria Álvarez



Eterna
Victoria Álvarez

Editore: Fanucci
Pagine: 512, rilegato
Prezzo: 12,90 €

LA TRAMA

Londra, 1888. Annabel Lovelace è cresciuta nel cimitero di Highgate, e non conosce nulla al di fuori delle sue alte mura. Abbandonata a soli quattro anni dalla madre, ha come unico affetto la cara zia Heather. Senza di lei non potrebbe affrontare il terribile zio Tom, custode del cimitero. A sei anni, dopo aver sofferto di cuore sin dal primo anno di vita, il medico di famiglia le prescrive una medicina che dovrà accompagnarla per sempre... Sei gocce di digitale purpurea per mantenerla in vita, sei gocce rosse come il sangue che la strapperanno alla morte. Insieme alle preziose gocce, arriverà per Annabel una sorpresa sconvolgente, che marcherà la sua esistenza fino alla fine dei suoi giorni. È in grado di comunicare con l’aldilà, di dare voce a coloro che l’hanno persa per sempre. Dieci anni dopo, Annabel è divenuta la medium più affermata del Paese, attirando l’interesse e le invidie dell’aristocrazia londinese. Se da un lato i suoi poteri verranno utilizzati da Scotland Yard per risolvere i casi più intricati, dall’altro la porteranno ad avvicinarsi a una presenza oscura e intrigante, alla quale non potrà fare a meno di legarsi...
E per rimanergli accanto, sfiderà il tempo e lo spazio, fino a varcare la soglia stessa della vita. Un romanzo che parla di amore eterno e di intrighi, con una dose di suspense che avvolge il lettore in una spirale travolgente. Pagina dopo pagina l’autrice ci immerge in un’atmosfera ricca di rimandi alla Londra dell’800, dal sapore dickensiano, con una maestria propria dei grandi del genere.

LA RECENSIONE


Da tempo sostengo di non essere una grande fan dei libri cosiddetti "mattoni": quelli che quasi fai fatica a leggerli da quanto sono grossi e ingombranti; che non te li puoi portare in giro perché non ti ci stanno in borsa; che non compri mai di getto perché un conto è lanciarsi alla cieca su un libricino che ti porta via qualche ora o, nel peggiore dei casi, un paio di giorni di lettura, un altro è invece investire una settimana o più in una cosa che rischia di non piacere.
Per il lettore il libro di più di 500 pagine è come una pagina bianca per uno scrittore: per alcuni è una sfida che si accetta con entusiasmo, per altri è come un tarlo nella testa o un peso sullo stomaco.
Personalmente appartengo a quel tipo di lettore che, pur leggendo moltissimo, non ama particolarmente soffermarsi troppo su un romanzo, cosa che mi ha spinto a diffidare sempre dai "libri mattone".
Di questo genere di romanzi ne ho letti pochi, e quei pochi sono sempre stati libri che valesse veramente la pena leggere: per lo più classici oppure romanzi di autori che già conoscevo e sui quali riponevo una certa fiducia (la fiducia che il tempo speso a leggere quel libro sarebbe stato ben riposto).
Non sono impazzita: questa lunga introduzione è per spiegare ciò che penso della strategia di mercato dei libri nel 2012 e, di conseguenza, di questo specifico romanzo.

Eterna è infatti il primo libro di una giovanissima autrice emergente. Dal punto di vista strategico e commerciale ho trovato quindi molto coraggioso da parte della Fanucci lanciare un libro di questo tipo ad un pubblico che, si sa, ormai predilige le saghe e i libri più snelli (anche se alla fin fine più costosi).
Spesso in Italia vediamo addirittura dividere in più parti libri che nel Paese d'origine erano in realtà volumi unici: l'esempio più evidente è quello del primo capitolo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. Martin.
Di fatto, Eterna, proprio per questo motivo ha suscitato in me un senso di diffidenza fin dall'inizio anche se, ammaliata dalla trama e incentivata dalla necessità di farne una recensione, l'ho cominciato con grande entusiasmo.
I libri lunghi generalmente partono molto lentamente e ti catturano solo dopo molte pagine. È quello che è successo anche con Eterna: la lentezza iniziale stronca subito il lettore entusiasta e lo costringe a prendere atto del fatto che non sarà una lettura "easy".
L'atmosfera cupa e la crudezza della prima parte rendono inoltre difficile appassionarsi - nel senso letterale del termine - agli eventi o ai personaggi, cosa che mi ha ricordato vagamente il caso di Jane Eyre: un romanzo molto cupo e malinconico che inizialmente ti costringe a procedere con una lentezza mostruosa, per farsi interessante solo dopo la metà.
La protagonista di Eterna è Annabel, una bambina per molti versi simile proprio alla piccola Jane Eyre. Abbandonata dalla madre per essere lasciata alla cura degli zii e affetta da una malattia che la rende fragile e che la avvicina alla morte tanto da renderla un tramite proprio con il mondo dell'Aldilà.

Nella prima parte del racconto la vediamo, ancora piccolissima, fare la scoperta di questa sua inquietante capacità, che la porterà ad essere tremendamente sfruttata dallo zio, a sua volta desideroso di farne una fonte di ricchezza.
L’unica persona su cui Annabel può contare è la zia, incapace però di darle un'effettiva protezione.
Presto il regno dei morti diventa la sua vera famiglia e, a cominciare dalla madre, brutalmente assassinata a Whitechapel (probabilmente proprio da Jack Lo Squartatore), Annabel comincerà a vedere i morti e a parlare con loro, diventando in poco tempo una vera e propria medium.
Da qui la storia prende avvio, facendosi più interessante col crescere della protagonista e con lo svilupparsi di dinamiche inaspettate, ma mantenendo comunque quella lentezza che è una costante di tutto il romanzo.
Immancabile - essendo, in fondo, uno young adult - è la storia d'amore che arriverà più avanti nel racconto. Una storia d'amore che molti hanno giudicato innovativa ma che io ritengo invece andare incontro ad una moda già affermata da tempo e quindi non particolarmente stupefacente.

Ma Eterna ha anche tanti lati positivi. Degno di nota è infatti lo stile della Álvarez che, seppure giovanissima, scrive già come un'autrice affermata. Le descrizioni minuziose e puntuali allungano all'inverosimile la storia, ma hanno il pregio di descrivere in maniera impeccabile luoghi, personaggi e atmosfere.
È proprio dalle descrizioni che risulta evidente il lungo lavoro di documentazione che c'è dietro questo romanzo. Troppo spesso mi è capitato di leggere romanzi con ambientazioni storiche pieni di refusi, ma la Álvarez si dimostra un'autrice decisamente preparata, onesta e degna di stima.
Resta il fatto che, per quanto mi riguarda, durante la lettura è mancato qualcosa, quella scintilla che ti infiamma e che accende l'immaginazione.
Sconsigliato a chi ama autori dallo stile più incalzante, Eterna è il libro ideale per chi vuole prendersi il suo tempo e calarsi in una lettura impegnativa che, se si ama il genere gotico, può risultare veramente soddisfacente.



venerdì 16 novembre 2012

RECENSIONE
Crossed. La fuga, di Ally Condie


Crossed. La fuga
Ally Condie

Editore: Fazi Lain
Pagine: 341, rilegato
Prezzo: 14,90 €

LA TRAMA

Rincorrendo un futuro incerto, Cassia si ritrova nelle Provincie Esterne, alla ricerca di Ky, catturato dalla Società e destinato a morte certa, solo per scoprire che è fuggito attraverso i pericolosi e imponenti Canyon che confinano con la Società. In questo mondo di frontiera Cassia trova tracce di una vita differente e l’affascinante promessa di una ribellione. Sebbene abbia sacrificato tutto per ritrovare Ky, ingegnose sorprese inviate da Xander potrebbero cambiare di nuovo le carte in tavola.


LA RECENSIONE

Secondo capitolo della trilogia distopica inziata con Matched, Crossed è un libro di passaggio, e si sente. Già il titolo lo dichiara: crossed, attraverare.
E in effetti il titolo è emblematico non solo del suo essere il libro intermedio di una saga, ma anche del suo raccontare di un cambiamento che, come nella migliore tradizione letteraria, corrisponde ad un viaggio.
Alla fine di Matched avevamo lasciato i protagonisti divisi dalla Società: lui, Ky, allontanato a forza da tutti e costretto a partire per le temute Province Esterne; lei, Cassia, costretta con la sua famiglia a lasciare la Pronvicia di Oria per andare a vivere in un "campo di lavoro".
E li ritroviamo proprio lì, divisi ma accomunati da un destino decisamente poco propizio e da un obiettivo comune: ritrovarsi.
E' da questa divisione che nasce la struttura narrativa di Crossed: in ogni capitolo vediamo alternarsi il punto di vista di Ky con quello di Cassia, in un continuo passaggio di testimone.

Fin dall'inizio colpisce la netta frattura col primo capitolo della trilogia. Se in Matched il fattore distopico - e quindi l'impronta più prettamente "fantascientifica" - aveva un ruolo preponderante, qui lo troviamo un po' più diluito.
Di fatto i primi capitoli, soprattutto per quanto riguarda quelli raccontati da Ky, sembrano quasi non avere nulla a che fare con il primo libro della trilogia, ma piuttosto con un romanzo di testimonianze sulla guerra.
Impossibile non riconoscere le doti dell'autrice nel raccontare con tanta bravura uno scenario di guerra che, seppur inventato, colpisce per la sua credibilità e per la vividezza delle sue immagini.
Per combattere il fantomatico "Nemico", la Società ha infatti mandato nelle Province Esterne centinaia di Aberrazioni (per lo più ragazzini) con lo scopo di popolare i villaggi dei confini. Ciò non solo creerà nel Nemico l'illusione che la Società sia ancora popolosa e attiva anche nelle zone più esterne, ma gli offrirà anche un obiettivo da colpire, un capro espiatorio che garantisca la sicurezza delle Città. 
Impossibile non riconoscere i ragazzini soldato della Prima Guerra Mondiale in quelle Aberrazioni giovani e spaesate, la cui individualità è stata schiacciata da goffi cappotti e scomodi stivali su cui segnare con una tacca i giorni che passano, come in un muto calendario.
Tra questi "fantocci" - a tutti gli effetti delle vere e proprie marionette da immolare alla causa - c'è anche Ky.

Non molto diverso è il destino di Cassia: esiliata nei campi di lavoro tra "Aberrazioni femminili" affronta il suo allontanamento dalla Società come primo passo verso la rivolta.
Convinta dell'esistenza di un'Insorgenza, Cassia è decisa a ritrovare Ky e, assieme a lui, entrare a farvi parte, proprio per combattere quella Società che vuole ostacolare il loro amore.

Farò un piccolo spoiler parlando di quanto mi sia parso troppo facile il loro ricongiungimento. Di fatto i due si ritrovano in parte a causa alle manovre tattiche della Società stessa, impegnata nella sua campagna bellica contro il Nemico, e in parte grazie ad una fortuna abbastanza sfacciata.
Possibile che tra le centinaia di canyon desolati i due si ritrovino a percorrere proprio lo stesso? E chi è il ragazzo che aiuta Cassia a trovare il canyon giusto (e che, è evidente, conosce tanti segreti della Società) per poi morire poco dopo senza aver avuto altro ruolo nella storia?
Devo ammettere, inoltre, che il ricongiungimento dei due protagonisti pecca un po' di piattezza. Fin da subito si capisce che la lontananza ha già cominciato a creare un piccolo divario tra i due, che ben presto finiranno col trovarsi in netto disaccordo sul piano che riguarda la ricerca dell'Insorgenza.
Spaventato dal destino dei suoi genitori (coinvolti a loro tempo proprio in questo movimento di rivolta), Ky rifiuta in un primo momento di cercare il gruppo ribelle, sfidando apertamente il desiderio di Cassia di entrare invece a farvi parte come individuo attivo.

Non dirò altro per non fare troppo spoiler, ma mi limito a riportare le mie impressioni.
Rispetto al primo romanzo, Crossed appare leggermente sottotono. L'autrice scrive bene e riesce a rendere scorrevole una storia in cui i colpi di scena sono pressoché inesistenti (a parte un paio, devo ammettere, veramente ben congegnati). 
Ma si sa, i "secondi libri" hanno sempre questo difetto: devono portare avanti una storia che era stata introdotta in gran parte nel primo libro e che si concluderà solamente nel terzo.
Crossed è quindi un libro di passaggio, che vuole raccontare e al tempo stesso comunicare un cambiamento, un passaggio, un attraversamento. E ci riesce perfettamente.
Forse non lo ricorderemo come il capitolo più avvincente della saga, ma era un pezzo necessario di questo bellissimo puzzle che è la saga di Matched.



martedì 30 ottobre 2012

RECENSIONE
La stella nera di New York, di Libba Bray



La stella nera di New York 
Libba Bray

Editore: Fazi Lain
Pagine: 585, rilegato
Prezzo: 14,90 €

LA TRAMA

New York City, 1926. I vetri dei grattacieli risplendono dei bagliori di mille feste animate da balli sfrenati a ritmo di charleston e dal tintinnio delle perle sui vestiti luccicanti. L'alcol scorre a fiumi nonostante i divieti e, a giudicare dall'effervescenza di Manhattan, il mondo sembra destinato a un futuro radioso. È qui che in seguito all'ennesima eccentricità viene spedita dai genitori l'irriverente Evie O'Neill, una ragazza dell'Ohio che non aspetta altro che tuffarsi tra le infinite possibilità offerte dalla metropoli. A ospitarla è lo zio Will, un professore, parente dei Fitzgerald, che dirige il Museo Americano del Folklore, delle Superstizioni e dell'Occulto, detto anche Musco del Brivido: un luogo magico dal fascino decadente, che custodisce nelle sue teche e tra i suoi bui corridoi le tracce del retroterra misterioso dell'America. Ma quando lo sfolgorio della città viene oscurato da una serie di delitti a sfondo esoterico, New York precipita in un vortice di paura ed Evie, che da subito assiste lo zio nella consulenza alla polizia, è chiamata a collaborare alle indagini, anche per quel suo dono di vedere il passato delle persone toccando un oggetto a loro appartenuto. Muovendosi tra fumosi jazz club e bassifondi urbani, scintillanti negozi e sale spettrali, la ragazza s'inoltrerà insieme a molti compagni di strada in un gorgo di eventi evocato dal passato, e che nel passato dovrà essere ricacciato, pena il sopravvento di un antico male oscuro.



LA RECENSIONE



Di Libba Bray ho amato moltissimo Una grande e terribile bellezza, ho apprezzato Angeli Ribelli e ho trovato incredibilmente noioso e prolisso La rivincita di Gemma.
La stella nera di New York contiene e unisce pregi e difetti di questa autrice, esattamente come la trilogia appena citata.
Da un lato l'ambientazione New York Anni '20 è meravigliosa. Perfetta la contrapposizione tra le atmosfere buie e misteriose del Museo del Brivido da una parte e le squillanti e folli notti di Manhattan dall'altra.
Riuscitissima la caratterizzazione della protagonista, Evie, perfettamente incarnata nella maschietta anni '20 con il suo carattere portato agli eccessi e il suo prepotente desiderio di emancipazione.
Bello anche il personaggio di Sam Lloyd, che tra tutti i personaggi maschili è quello che ho apprezzato maggiormente.
Come non apprezzare poi i dialoghi arguti, spesso veramente comici, che dimostrano tutta la sagacia e l'intelligenza dell'autrice e che aiutano a smorzare un po' le tematiche a volte decisamente pesanti (mi riferisco alle teorie esoteriche e religiose) del lato più noir del romanzo?

Ma veniamo alle note negative. Alla vista delle quasi 600 pagine avevo già intuito che i problemi di questo libro sarebbero stati gli stessi riscontrati in La rivincita di Gemma.
L'autrice scrive bene e cattura l'attenzione, ma essere prolissi senza far sbadigliare è un dono di pochi eletti (gli autori che ne sono capaci si contano davvero sulle dita di una mano), e pure quelli a volte inciampano in inutili digressioni.

Altro lato negativo, anche questo riscontrato in egual misura nella precedente trilogia, è la leggera disomogeneità tra le parti "realistiche" e quelle di fantasia.
Nella trilogia di Gemma la differenza saltava all'occhio: le parti che descrivevano la vita nella società ottocentesca erano perfette nella loro puntualità ed eleganza, mentre le parti ambientate nella dimensione magica presentavano maggiori lacune e spesso risultavano leggermente "immature".
Anche in La stella nera di New York Libba Bray dimostra una perfetta padronanza del "romanzo storico", ma rivela tutte le sue carenze sull'"urban fantasy".
Inoltre non mi ha entusiasmato particolarmente il personaggio cattivo, John il Malvagio, ma questa è una questione di gusto mio personale più che una critica oggettiva alla credibilità del personaggio.

Nel complesso un buon romanzo che riesce a mixare lo young adult e l'urban fantasy al più classico thriller e alla tematica esoterica.
Poteva essere di più, per il semplice fatto che da un'autrice brava come la Bray io mi aspetto di più.


mercoledì 8 agosto 2012

RECENSIONE
Caccia alle fate, di Kiersten White



Caccia alle fate 
Kiersten White

Editore: Giunti Y
Pagine: 432, rilegato
Prezzo: 12,00 €

LA TRAMA

È difficile avere una vita normale quando si ha il dono di riconoscere gli esseri sovrannaturali al primo sguardo. Ma Evie, dopo tante bizzarre avventure, vuole provare a vivere davvero come ogni ragazza della sua età. Questa nuova esperienza però si rivela da subito noiosissima e così, quando l’Agenzia Internazionale per il Contenimento del Paranormale le offre di tornare a lavorare, Evie coglie l’occasione al volo. Ma dopo una serie di missioni disastrose, non è più sicura di aver fatto la scelta giusta. A sciogliere ogni dubbio e a scombussolare il suo cuore tormentato arriva Reth, che riappare dal nulla in tutta la sua sfavillante bellezza fatata. Il suo ex, perfido e insidioso, è tornato per portarle devastanti rivelazioni sul suo passato e l’inquietante notizia di un’imminente battaglia fra le corti delle fate. Una guerra che può far precipitare nel caos l’intero mondo del sovrannaturale, e in cui Evie sembra avere un ruolo fondamentale: lei è davvero troppo speciale per essere normale.



LA RECENSIONE


Devo ammetterlo, quando ho preso in mano questo libro non ricordavo assolutamente NIENTE di Paranormalmente, il precedente capitolo della saga.
Ho quindi cominciato Caccia alle fate con una gran confusione in testa; cosa che mi capita molto raramente. Devo ammettere che le saghe mettono sempre a dura prova la mia memoria, ma in genere riesco a ricordare buona parte delle cose importanti, e ricostruire le cose lette precedentemente (magari molti mesi prima) diventa un esercizio molto semplice se il secondo libro è scritto in modo da aiutare la ricostruzione del "nelle puntate precedenti".
Di Paranormalmente, invece, avevo proprio il vuoto. Ricordavo solo che mi fosse piaciuto molto, nonostante la sua eccessiva leggerezza (o forse proprio grazie a quella). Per il resto, il nulla più assoluto.
Certe volte c'è proprio bisogno di un libro che ti faccia spegnere il cervello, che ti diverta e basta; ma la domanda che mi pongo è: questo genere di spensieratezza va bene per una saga? O rischia di far emergere la superficilità di fondo della trama? 
Il fatto che la storia ti scivoli via non appena chiudi il libro può essere considerato un elemento positivo per certi generi, come i romanzi rosa, ma per una saga fantasy il pericolo è che l'intera storia perda la sua forza. E infatti è questa l'impressione iniziale che ho avuto leggendo questo secondo capitolo.

Andando avanti, però, quella simpatia e quell'energia che avevano animato Paranormalmente è riemersa, covincendomi ancora una volta.
La totale assenza di ricordi legati al primo volume ha offuscato la lettura della prima parte, ma nella seconda, una volta ripresa confidenza con i personaggi principali e con le loro vicende, il divertimento è tornato completamente.

In questo secondo capitolo ritroviamo Evie alle prese con una normale scuola superiore, un normale lavoro, un quasi normale ragazzo...insomma tutto quello che aveva sempre desiderato.
Eppure il desiderio di qualcosa di più e, sotto sotto, la voglia di ritornare alla rocambolesca vita come agente dell'Agenzia Internazionale Controllo del Paranormale ricominciano a farsi sentire. 
Cominciano così le seconde avventure della nostra folle protagonista, tra vecchi amici e nuovi personaggi. 
E' tra questi ultimi che troviamo Jack, un umano integrato nel centro AICP per la sua capacità di usare il Sentiero della Fate. Ed è proprio dal suo ingresso che scaturirà l'ormai classico triangolo amoroso, di cui forse avrei fatto a meno per una volta. Ma tant'è, Jack è il mezzo grazie al quale Evie comincia ad esplorare il mondo magico al di fuori del centro. E noi con loro. 
Tra avventure più o meno serie e disavventure decisamente comiche, Caccia alle fate trascina come il suo predecessore in una lettura veloce e disimpegnata.
E anche se, come il suo precedessore, non aspira ad essere un romanzo indimenticabile, rimane comunque un passatempo piacevole.


giovedì 19 luglio 2012

RECENSIONE
Il giardino degli incontri segreti, di Lucinda Riley



Il giardino degli incontri segreti
Lucinda Riley


Editore: Giunti
Pagine: 624, brossura
Prezzo: 9,90 €


LA TRAMA

Da bambina Julia Forrester ha trascorso molte ore felici nell'incantevole tenuta di Wharton Park, dove suo nonno coltivava con passione le specie più rare ed esotiche di fiori. Quando un terribile incidente sconvolge la sua vita, Julia, ormai bella e affermata pianista, torna istintivamente nei luoghi della sua infanzia, nella speranza che la aiutino a capire che direzione prendere, come è avvenuto in passato. Da poco, la tenuta di Wharton Park è stata rilevata dall'affascinante e ribelle Kit Crawford, che durante i lavori di ristrutturazione ha trovato un diario datato 1940, forse appartenuto al nonno di Julia. E mentre con l'avanzare dell'inverno la tensione tra Julia e Kit cresce di ora in ora, Julia si rivolge alla nonna Elsie per scoprire quale verità si nasconda dietro quelle pagine annotate. Ed è così che un terribile segreto sepolto per anni viene alla luce, un segreto potente, che ha quasi distrutto Wharton Park e che è destinato a cambiare per sempre anche la vita di Julia. 

LA RECENSIONE


Il primo pensiero, già solo nel leggere la trama di questo libro, è stato: "Questa storia mi suona familiare".
1) una donna dall'infanzia felice, trascorsa in una grande tenuta immersa nel verde
2) un affascinante ereditiero, chiaramente misterioso e  ribelle (che se non sono stronzi non ci piacciono)
3) un mistero che ha a che fare con gli antenati dei due protagonisti e, ovviamente... 
4) l'incontrollabile desiderio di saperne di più.
 Insomma, tutti ingredienti piuttosto semplici per un romanzo d'amore. Come dire che una torta di fa con farina, uova e zucchero.

Le 600 e passa pagine ti fanno però sperare che, al di là di una trama piuttosto ordinaria, vi sia qualcosa di più.
C'è da ammettere infatti che gli ingredienti principali sono amalgamati con dettagli ben conditi, approfonditi e studiati per rafforzare l'idea di base (che proprio ne aveva bisogno).
L'atmosfera fiabesca dell'Inghilterra delle magioni e dei cottage si mischia infatti al fascino di profumi esotici, portati dal lontano medio Oriente grazie a delle meravigliose e rarissime orchidee.
L'ambientazione è dunque perfetta: la versione più solare e meno inquietante di "Il giardino dei segreti" di Kate Morton ci accompagna per tutte le 600 pagine del romanzo, trasportandoci in scenari da sogno.

Meno convincente è invece il background dei protagonisti: non pervenuto quello di lui; ai limiti delle peggiori telenovela sudamericane quello di lei.
Ovviamente i due si dimenticano completamente del proprio passato nel momento stesso in cui si conoscono: per lui non è difficile, dato che pare non avere un grande spessore psicologico; per lei la cosa risulta un po' più artificiosa dato che la morte del proprio marito e del proprio figlio non è, nella norma, una cosa che si possa superare in pochi mesi...
Ma tant'è, tra i due scatta subito la scintilla, ed è evidente fin da subito che tutta la storia girerà intorno al loro innamoramento.

Ma allora perché condire il tutto con dettaglio incredibilmente lunghi e laboriosi che, una volta appurata la natura "rosa" del romanzo, paiono messi lì solo per allungare un po' e differenziarsi dagli Harmony che, si sa, viaggiano sulle 250 / 300 pagine?
Forse perché, come ha scritto Stefania Bertola nel suo ultimo e geniale libro "Romanzo rosa", questo è quel genere di romanzo rosa che vuole fare un po' l'intellettuale. 
Ma se lo analizziamo e lo sezioniamo un po', scopriamo che sotto tutti quei capitoli lenti e descrittivi, c'è una trama piuttosto ordinaria, pensata per chi si accontenta (o forse semplicemente vuole accontentarsi) di storie semplici, che non escano troppo dal seminato delle più radicate commedie d'amore.

Per chi cerca quel genere di lettura questo è il libro perfetto. E' per questo che le stelle sono diventate tre, dalle due iniziali che gli avevo mentalmente attribuito. Perché è un po' come per "Lasciami volare" di Alyson Noel, che molti hanno criticato per quella leggerezza che molti avevano percepito come stupidità e che invece a me aveva ispirato subito un'estrema simpatia.
Forse, quindi, è solo una questione di empatia. 
Le storie più semplici hanno il potere di farti innervosire per la loro banalità o di farti innamorare per la loro purezza e ingenuità. Questione di empatia.

E anche se tra me e questo romanzo la scintilla non è scattata, non mi sento di sconsigliarlo a priori. Per chi ama gli Harmony è il libro perfetto. Per chi cerca qualcosa di più consiglio "Il giardino dei segreti" di Kate Morton.


martedì 26 giugno 2012

RECENSIONE
Dreamless, di Josephine Angelini




Dreamless
Nell'aldilà ogni notte è per sempre
Josephine Angelini



Editore: Giunti Y
Pagine: 448, rilegato
Prezzo: 16,50 €


LA TRAMA

Il secondo volume della saga di stampo mitologico "The Awakening series". Ritroviamo Helen, che nel frattempo è diventata la Discendente, la prescelta dagli dèi. Ogni notte si addormenta nel suo letto e raggiunge l'aldilà dove affronta prove indicibili per trovare le Furie, liberarle dalla loro ira e rompere così il ciclo di faide tra le Case. Ogni mattina si risveglia, stanchissima e provata, costretta a cominciare una nuova giornata di allenamenti. E' sempre più spossata e sofferente oltre che sola, dato che Lucas ora la tiene lontana. Helen è triste e profondamente sfiduciata, quando durante una delle sue discese agli inferi si imbatte in Orione, un semi-dio bello come il sole, capace di far tremare la terra e il suo cuore. Di notte si incontrano nell'Ade e di giorno si scambiano messaggi al cellulare. Lucas impazzisce di gelosia e in lui si scatenano poteri sconosciuti: adesso è in grado di controllare totalmente la luce e di rendersi invisibile. Divisa fra l'attrazione per il nuovo pretendente e l'amore impossibile per il cugino, Helen si ritroverà a sfidare i suoi limiti per il bene dell'umanità intera.

LA RECENSIONE

Premetto che il primo volume di questa trilogia, Starcrossed, non mi aveva entusiasmato e che confermo tutto ciò che avevo detto nella precedente RECENSIONE.
Purtroppo è impossibile superare le premesse del primo volume, colpevole di poca originalità e di troppe evidenti scopiazzature dagli urban fantasy più famosi: se le premesse erano quelle, è infatti impossibile che il secondo libro risulti particolarmente innovativo.

C'è però da dire che lo stile dell'autrice subisce in questo volume un leggero miglioramento. Il linguaggio si fa più scorrevole, le situazioni leggermente più credibili.
Insomma, superato il momento delle rivelazioni ultraterrene e accettata la componente fantasy del tutto, la storia diventa più lineare e convincente.
Anche i personaggi, grazie alla loro maggiore introspezione e ad una migliore descrizione da parte dell'autrice, risultano più veri.
Helen assume uno spessore che in Starcrossed era, a mio parere, praticamente assente. Ho apprezzato l'importanza che finalmente viene data al suo potere, soprattutto per la particolarità di quest'ultimo: il fatto che il sonno diventi un momento d'azione è veramente un elemento innovativo, a cui bisogna dar merito. Una parte della giornata che generalmente viene completamente (o quasi) tralasciata, diventa qui un momento fondamentale per la storia, che appassiona quasi più degli altri momenti.

Interessante anche questo nuovo personaggio di Orion che, grazie anche al fattore "triangolo" (ormai praticamente d'obbligo in uno urban fantasy) aiuta a rendere più interessante il tutto.
Devo dire che, nonostante la banalità del triangolo in generale, in questo caso è stato trattato molto bene, forse soprattutto grazie all'indagine psicologica molto ben condotta di cui parlavo prima.

Purtroppo però in alcuni punti il libro si perde nuovamente in evidenti déjà vu che confermano la tendenza dell'autrice a buttare sempre un occhio ai romanzi altrui. Questa volta, oltre ai già citati Twilight e Percy Jackson, spunta anche qualche nota di Narnia.
La cosa mi intristisce un po', non tanto che il fatto che l'autrice appaia priva di idee (tanto da doverle poco elegantemente "rubare" agli altri) ma perché ciò comunica un messaggio sbagliato. Non è vero che è già stato detto tutto, e che non si può inventare nulla di nuovo. Basta smettere di guardare ciò che gli altri hanno creato e pensare a ciò che si vuole creare da sé.
Detto questo Dreamless rimane un romanzo senza infamia e senza lode. Adatto a chi è più inesperto nella lettura, può essere un buon modo per avvicinarsi al mondo del fantasy e, perché no, persino per imparare ad apprezzare il mondo della mitologia greca.



giovedì 21 giugno 2012

RECENSIONE
Shadowhunters. Le origini - Il principe,
di Cassandra Clare


Shadowhunters. Le origini
Il Principe
Cassandra Clare

Editore: Mondadori
Pagine: 480, rilegato
Prezzo: 17,00 €

LA TRAMA

Il Consiglio vuole spodestare Charlotte Fairchild, per affidare il comando del Conclave e dell'istituto a Benedict Lightwood, uomo senza scrupoli e affamato di potere. Nella speranza di salvare Charlotte e l'istituto, Will, Jem e Tessa decidono di svelare i segreti del passato di Mortmain e scoprono sconvolgenti legami fra gli Shadowhunters e la chiave del mistero dell'identità di Tessa. In una Londra vittoriana fosca e inquietante, la ragazza, intrappolata nei sentimenti che prova per Will e Jem, si trova a dover compiere una scelta cruciale quando scopre in che modo gli Shadowhunters abbiano contribuito a fare di lei "un mostro". Sconvolta, Tessa è tentata di schierarsi con il fratello Nate dalla parte di Mortmain... Ma a chi è davvero fedele? E chi ama, nel profondo del suo cuore?

LA RECENSIONE


Forse cinque stelle sono un po' esagerate per un libro che, per quanto bello, non entrerà mai a far parte della mia collezione di "preferiti". Non lo paragonerò certo ad Oceano Mare di Baricco, o a Vango di Timothée de Fombelle, e neppure a Buona Apocalisse a tutti! di Neil Gaiman e Terry Prachett (giusto per citare dei titoli estremante diversi eppure di pari importanza per me). Questi sono i libri sacri, e li lascerò lì, nello loro meritata solitudine.
Ma quando chiudi un libro e senti di aver perso un amico, quello è un buon libro: diceva così Paul Sweeney, ed è quello che mi capita solo a volte, quando sento che un libro mi ha davvero accompagnato attraverso le giornate in cui l'ho letto, quando sento che quel libro è stato un po' come un piccolo conforto. Ed è questo il caso di Shadowhunters.

Quella di Shadowhunters è una saga abbastanza canonica nel mondo dello young adult, sebbene la sua piccola dose di steampunk lo renda già abbastanza speciale da distinguersi dalla "massa".
La storia dei Nephilim ambientata nell'Ottocento ha un fascino che mancava, a mio parere, alla prima trilogia. Qui l'atmosfera assume una nota speciale, qualcosa che lo rende più distante dalla realtà e per questo più intrigante.
Le vicende di Tessa appassionano, ma sono i co-protagonisti Will e James, con i loro background così ben studiati, a tenere incollato il lettore alle pagine.
Le tre storie si incrociano creando una trama fitta a stratificata, dove nulla è lasciato al caso e dove ogni singolo particolare è parte di un insieme incredibilmente ben congegnato.

Non scorre pagina in cui non si arrivi a pensare "Quanto scrive bene quest'autrice?". Nessuna frase è di troppo, nessuna scena è lasciata al caso. Persino le descrizioni, forse a volte leggermente prolisse, sono necessarie e puntuali, sempre efficaci e capaci di evocare la giusta atmosfera.
Come nel primo volume, L'angelo, che forse ho amato anche più di questo, l'ambientazione, la storia, i colpi di scena e l'indagine psicologica dei personaggi risultano impeccabili.
La storia d'amore ormai ufficialmente triangolare tra Will, Tessa e Jem tiene col fiato sospeso; mentre il filo conduttore della ricerca di Mortmain (antagonista fisicamente assente ma, forse proprio per questo, sempre più convincente) rende impossibile l'abbandono della saga.

Spendere due parole per la cover, a questo punto, è d'obbligo: premetto che non amo particolarmente questo viso (molto meglio quello de L'angelo, anche se un po' troppo "finto"), ma devo dire che i colori e il mood sono di grandissimo effetto.
L'edizione Giunti, poi, con la lettera di Will a Tessa (ne L'angelo la lettera era di Will per i genitori) nascosta dietro la copertina, è un piccolo gioiello.



mercoledì 13 giugno 2012

RECENSIONE
Olivia, di Paola Calvetti


Olivia. Ovvero la lista dei sogni possibili
Paola Calvetti

Editore: Mondadori
Pagine: 181
Prezzo: 17,50 €


LA TRAMA

Inaspettati. Così sono tutti i doni degni di questo nome. E del tutto inaspettato è l'inizio di questa storia, con gli sguardi di due bambini che si sfiorano da lontano. Qualche anno dopo, a pochi giorni dal Natale, Olivia - la poco più che trentenne protagonista di questo romanzo - viene licenziata. O meglio: non viene licenziata perché non è mai stata assunta; semplicemente perde il posto di lavoro precario e si ritrova più precaria e fragile di prima. Così si rifugia in un bar tabacchi e, in attesa di riorganizzare, il suo futuro, scorre il suo curriculum pensando a tutto ciò che quelle pagine tralasciano: gli incontri che l'hanno segnata, gli amori veri e quelli che credeva lo fossero, le persone che non ha fatto in tempo ad abbracciare. E le passioni, i sogni, i fallimenti, la forza dei desideri. In quel bar tabacchi, che con il passare delle ore si popola di personaggi personaggi buffi, matti, generosi e pedanti, su Olivia veglia la nonna mai scomparsa davvero dalla sua vita, capace di leggere i segnali della felicità nelle scie di un aereo o nel verso di una poesia. La stessa nonna che le ha fatto un dono speciale: una Polaroid con la quale strappare al tempo gli istanti più belli, complici dell'inarrestabile e salvifica fantasia di Olivia. Nelle stesse ore, come in un film a montaggio alternato, irrompono tra le righe i passi di Diego. Anche per lui è un giorno speciale, forse l'alba di un nuovo inizio, che saprà offrire una tregua all'innominabile ferita che ha segnato la sua infanzia. 

LA RECENSIONE


Questo libro ci stupisce fin dal suo sottotitolo: la lista dei desideri possibili. 
Siamo abituati a pensare ai desideri come a dei sogni irrealizzabili, a qualcosa di troppo grandioso da poter essere realizzato. E invece Paola Calvetti ci dimostra come i più piccoli desideri, quelli che possono davvero diventare realtà, siano i più magici e i più importanti.

La storia comincia come un film, con un'inquadratura sull'Italia di oggi, quella dei giovani che non trovano lavoro e che, sfruttatati e sottopagati, rimangono per anni schiavi di un sistema che prende senza mai dare nulla in cambio.

Questo però non vuole essere (per fortuna) un libro politicamente impegnato. Vero, semmai, semplicemente reale; eppure con quel pizzico di magia che ci fa pensare al mondo visto attraverso il vetro colorato di una cattedrale.
E' la delicatezza con cui viene presentata questa realtà, a colpire. Come se fosse filtrata dagli occhi un po' infantili, incapaci di coglierne il vero pericolo, ma al contempo abbastanza disincantati da apparire distaccati, disillusi.

Ma veniamo alla trama: Olivia, precaria di professione, perde il lavoro all'improvviso, in un giorno in cui la neve comincia ad imbiancare le strade, indifferente, o forse volontariamente discreta, di fronte ai piccoli drammi dei singoli.
Abbandonata a sé stessa in mezzo ad una strada, con i suoi effetti personali in una scatola di cartone, Olivia ci appare come un "anti-eroe" alla fine di una storia decisamente crudele verso i suoi protagonisti.



Ma ogni fine è l'inizio di un'altra storia. Ed è qui, infatti, che inizia la storia di Olivia. 
Disperata per l'improvvisa destabilizzazione della sua vita, Olivia si rinchiude in un bar tabacchi nel quale si avvicendano una serie di personaggi tanto bizzarri quanto reali e in cui si inseriscono, come dei flash back, finestre sul passato di Olivia.
Qui Olivia analizza il suo passato, il suo curriculum vitae e i suoi sogni, facendo resoconti e riepiloghi di ciò che la vita le ha insegnato fino a quel momento, volente o nolente.
A questo filone principale si alternano poi frammenti della vita di Diego, trentenne tormentato dai fantasmi del suo passato e incapace di vivere appieno il presente.

Due anime sole, raffreddate dal gelo della sofferenza, si aprono al lettore condividendo il loro grido di aiuto.
Impossibile non provare empatia per questi due personaggi, o meglio, per queste due persone. Il loro essere così reali ci fa persino dimenticare la loro vera natura di carta e di inchiostro. Viviamo i loro sentimenti con la stessa intensità con cui viviamo i nostri, trovandoci quasi a desiderare di poterli conoscere, nel mondo reale, per poterli abbracciare e stare loro accanto.

Ma i toni malinconici lasciano presto intravedere uno spiraglio di speranza. Le due storie non sono fatte per rimanere separate, e presto Olivia e Diego scopriranno come i sogni siano veramente realizzabili. Insieme.